(continua da quello di prima, guarda il menu)
I minuti passavano mentre tornavamo, non visto, alla fermata dalla quale eravamo saliti prima, aspettando un segno. Che poi arrivò, e ci fece risalire su un altro autobus, stavolta diretto verso la direzione opposta. L'avrete già sicuramente immaginato, o ve lo sarete aspettati, scommetto. Siete così sofisticati che i minimi espedienti narrativi non nascondono sorprese che non siano già state svelate per intero o quasi.
Intanto che voi pensate, la città si trovava nel momento in cui è troppo tardi da chiamarlo notte e troppo presto per definirlo mattino. La fermata arrivò, lui la ricordava nonostante fosse venuto lì soltanto una volta o forse due o tre. Che importa?
Pensava di essere in ritardo, come spesso faceva, e invece no, non c'era nessuno, come in un brutto sogno. Per non pensare alla sua vita e al perché si trovasse lì in quel momento prese a guardare la vetrina di un negozio di elettrodomestici dall'altra parte della via, fantasticando in maniera del tutto astratta o quasi su quegli oggetti.
L'unica cosa sensata era la domanda che voleva porre a lei quando fosse scesa, avesse aperto la porta e si fosse avvicinata a lui, guardandolo per un attimo dritto negli occhi, un attimo che gli avrebbe fatto dimenticare ciò che voleva dire, come accadde davvero dopo che attraversò la strada.
Cominciarono a parlare, chi più chi meno. Nessuno aveva idea di dove andare, così cominciarono a camminare, e io con loro.
Lei indossava sotto tutto ancora il pigiama, che aveva messo mentre lui tergiversava sul da farsi sull'autobus. Se tu che leggi pensi di essere quella in pigiama forse sbagli, è una cosa così comune che neanche ci si immagina. Forse non si sente dire molto in giro, ma in realtà è una cosa che hanno fatto più o meno tutti, come quella di riaccogliere qualcuno che è andato via, davvero.
Di certo non è una cosa di cui vantarsi tra gli amici. Qualcuno a volte ci riesce, e, nonostante tutto, decise di andare a vedere se fosse aperto l'unico luogo che lei pensava potesse esserlo a quell'ora così mattutina. E lo era, per fortuna. E in qualche senso pieno di persone. Lui camminò un po' all'indietro, soppesando la bellezza del viale alberato che stavano percorrendo tra le parole. Avevano come l'impressione che la vita non era proprio come immaginavano a volte. Odiosa, intendo.
Passeggiavano andando alla ricerca di persone ormai passate, invano, anche quando discutevano delle proprie vite, non pensando, come fanno tutti, che anche per quegli istanti del loro presente sarebbe arrivato il momento della cristallizzazione, più in là nel futuro, inattesa. Passarono dei bei e brevi attimi di spensieratezza, parlando del passato e confessando i piani futuri, quelli a breve e lungo termine. Ma c'era qualcosa in più che in quel momento era fuori tempo, e lo avvertirono entrambi, credo.
Si fece tardi quindi, nonostante fosse così presto; stavamo tornando alla fermata, sempre la solita predisposta alla salita, come se ci fosse solo quella in tutto l'universo. Lui decise di tornare indietro, nella fermata più vicina a casa sua, quella con gli elettrodomestici in vendita davanti, per intenderci. Così, per perdere tempo, allungandolo di qualche passo, perché quando incontri qualcuno simile a te è meglio fare così. Prima della separazione, che avrebbe cominciato a diluire nel nulla le parole e i gesti fino a quel momento dette, realizzati. Provò qualcosa in quel primo e forse ultimo abbraccio, e in quello si perse.
Non capì quindi le ultime parole che lei gli rivolgeva, e il suo sguardo era smarrito, come sempre.
Salimmo sopra l'autobus senza neanche pensare a cosa stava facendo, con la testa da tutt'altra parte. Solo gli occhi ripresero il controllo, finalmente, e videro una schiena allontanarsi. Se questa volta avesse come al solito provato a vedersi dal di fuori non si sarebbe che considerato patetico, chiunque avesse impersonato in quello sguardo che si rivolgeva.
Ma era impossibile e se ne fregava, finalmente, sotto una nuova luce di un nuovo giorno già iniziato. Quella che illuminava un ritorno amaro, ma non solitario: la gente andava, e qualcuno come lui tornava, però palesamente più ubriaco.
Una canzone senza titolo cominciò a risuonargli nelle orecchie, nota dopo nota. La usava sempre per riconciliarsi col mondo, o mentre faceva jogging qualche tempo prima.
Sta di fatto che ero svariatamente stanco dopo tutti quei saliscendi. Provateci voi a fare la mia vita, con tutti quei codici e quelle regole, tra le altre cose.
La seconda legge dice che non è possibile disattendere i limiti che sono stati fissati per la propria persona. A volte non m'importa, altre volte è diverso.
Faresti meglio a tornare un'altra volta indietro, stava scritto sull'angolo strappato da un giornale che gli lasciai nel sedile a lui vicino, quando gli passai accanto e andai fuori dall'autobus all'ultimo momento, esattamente come in una scena della vita normale. Non avete mai visto qualcuno uscire da un autobus?
"Ciao -gli disse- era tanto che non ci vedevamo, vero?"
E poi sorrisero rivedendosi, credo. E poi sorrisero baciandosi, vi starete immaginando; ma chi può saperlo?


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