(continua da quello di prima, guarda il menu)

Facciamo proseliti tra le genti del luogo diffondendo il nostro credo e svariate birre. Con uno in particolare sono magniloquente e gli regalo le seguenti parole: "stasera le ballo tutte". Lui annuisce con una luce negli occhi simile a quella che si manifesta quando hai di fronte un dio, che purtroppo è simile anche a quella che si manifesta quando hai di fronte un pazzo e non puoi far altro che annuire.

In attesa, come sempre, ammiriamo sul palco il solito cantante che usa il culo al posto della bocca, per tacere del resto del gruppo e dei loro metodi per far colpo sulla gente sempre più annoiata. Lascio tutti dietro di me, indosso i miei due cappucci fortunati e vado fuori in missione. Dopo qualche gradino e molte spallate riesco a raggiungere da solo la fonte della giovinezza dislocata sopra un'isola lunga, a cui mi abbevero senza sosta una o due volte: fa un po' male alla tartaruga che ho al posto della pancia ma il resto ne gode tranquillamente in silenzio.

Noto con piacere la cacciata dei gruppi sopracitati e delle rispettive famiglie, per far posto alle canzoni che piacciono ai giovani, e per non rischiare la vecchiaia comincio a dimenarmi a tempo, sfasato. A ogni canzone ballo seguendo il ritmo della precedente, ma nessuno è in grado di notarlo perché, anche se i loro corpi vanno bene, i loro cervelli hanno il mio stesso ritardo motorio.
In questa confusione anticipata e posticipata allo stesso momento, alcune persone disposte in un cerchio mistico mi fanno spazio, per paura dei miei occhi iniettati di sangue o semplicemente arrossati. Fingo indifferenza a ogni nota, per distrarmi dall'aridità dei sentimenti che mi circonda guardo in su cercando le stelle ma trovo il soffitto, e allora chiudo gli occhi e comincio a sognare, mentre tutto il resto del mondo, compreso il mio corpo, continua come se nulla fosse.

Sogno di ballare, sogno di fare esattamente quello che sta succedendo, con le sole differenze che le parenti sono tinte di rosa anziché di rosso, e io sono un cannibale, o uno zombie, o un giornalista, d'altro canto non importa a che albo sei iscritto, quando cominci a mangiare i tuoi simili, pasteggiando sopra le loro vite piene di rimorsi e fegati gonfi. Sono particolarmente violento durante le canzoni che non mi aggradano, come se fosse colpa delle mie vittime.

Uso le liane che ho al posto dei capelli per stroncare i loro corpi e i loro desideri di rivalsa, infischiandomene dei più naturali princìpi di educazione civica, nonostante l'avessi studiata durante la scuola media.
Una ragazza di sesso femminile è indecisa se essere spaventata o meno, poi mi guarda e mi dice: "la mia vita non è per te" e le strappo il cuore usando soltanto tre dita, sebbene indegna di cotale virtuosismo. Poi apro gli occhi, e attorno a me non c'è proprio un'anima viva, sono fuggiti tutti verso un mondo migliore, e senza salutare.

Fatico a non scivolare sul sangue e a piccoli passi m'incammino nolente verso l'uscita e verso il futuro, guardandomi riflesso in una pozzanghera per non guardarmi dentro.

(finalmente fine)
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