Mio caro probabilmente amato,
non puoi vedermi perché il tempo ha fatto ormai la sua parte, ma sto scrivendo alla luce del televisore che mi ritrovo alle spalle. Qui all'ultimo piano non arrivano i raggi smorti dei pochi lampioni fuori, e poi il sole si sta levando. Potrei sfruttare la luce dell'alba, potrei ma non lo faccio, ho appena abbassato la tapparella, sai che il sole mi fa quell'effetto strano, come se in fondo a un barile di malinconia (di quella sopraffina, invecchiata vent'anni) trovassi una fonte di vita pura, di quella gioia di vivere come non l'ho mai avuta, e io non voglio, non voglio che proprio questo momento venga rovinato in questa maniera.
È buffo come tante persone cerchino un barlume di speranza, letterale o no, e io innalzi tutte le barriere che posso, materiali o no, per non caderci dentro. La mia vita come il cielo di notte, occupata da migliaia di stelle come parole sparse, persone diverse; non proprio nera, blu.
Ho provato a dormire per un paio di ore, senza riuscirci completamente, giusto a un passo dal sonno, e così eccomi qui.
Non che il letto dei tuoi genitori sia scomodo o chissà che altro, anzi, sarebbe uno dei posti migliori dove addormentarsi, se solo fosse il momento adatto, con queste rose senza spine disegnate grandi sul piumone, con quei cuscini soffici su cui non oso poggiare alcuna parte di me, non voglio lasciare traccia. Senza traccia, come speravo fossi passato tu nella mia vita. E invece sto qui a rimpiangere la tua assenza, nonostante ci siano soltanto un armadio e un muro a separarci in questo istante al termine della notte. Così vicini, così lontani, chi lo diceva? Bah, che importa adesso? Starai dormendo?
Sai che molto probabilmente mi sono innamorata di te quel giorno in cui hai mangiato un vasetto di yogurt (sì, i tuoi infiniti yogurt coi loro gusti assurdi) senza usare un cucchiaio o cucchiaino perché non avevi voglia di lavarli, e allora lo rovesciavi e aspettavi venisse giù, che stupido, pensai, e poi ne lavasti uno (con tre secondi di acqua corrente) perché il fondo stava lì immobile ad aspettare la tua voglia di igiene, ma solo dopo aver tentato di mangiare il resto dello yogurt con un plum cake, lo sai che più o meno è stato quello il momento galeotto?
E dire che la prima volta in cui ti ho visto mi hai fatto una così cattiva impressione, non so, sarà quel tuo fisico magrissimo, un po' da tossico, che ti ritrovi, che solo di recente comincio pian piano ad apprezzare. Sì, ho pensato proprio "sembra un tossico" e t'immaginavo senza vestiti o quasi (tranquillo, lo faccio con tutti) e lì nei miei pensieri assomigliavi più a uno stuzzicadenti che a qualcosa o qualcuno da abbracciare.
La "neve" dentro la tv: ha questo nome, vero? Se è così non ne capisco il motivo, come non capisco appieno la mia scelta, ne condivido soltanto alcune sfumature. Qualunque azione io intraprenda per mettere in atto questo proposito, spero tu possa capirmi, magari più di quanto abbia capito io (non faccio altro che esternare la mia confusione, ma è normale).
Ho deciso che è meglio non amarti, è meglio aspettare tempi migliori. Pensa, ipotesi numero uno: adesso provo ad amarti, tu mi rifiuti, entro uno o due anni io diventerò perfetta per cui il mio amore sprecato non farà che tramutarsi in odio nei tuoi confronti, che di sicuro avrai cambiato idea. E invece è meglio, ipotesi numero due: non provare niente, diventare perfetta, amarsi reciprocamente senza ostacoli. Fosse facile.
Ho appena rotto l'anello verde da cinquanta centesimi che volevi tanto, magari avvinghiato a un tuo dito avrebbe avuto una vita più lunga.
Già immagino la scena successiva: un unico pianosequenza, lento come uno sguardo assonnato, a partire dalla porta che piano si scosta, stanza vuota, letto intatto, finestra aperta, sole pieno, tendine svolazzanti (non troppo), e sopra tutto un silenzio mortale. Prima di affacciarti osserverai questa lettera disposta tra lenzuolo e cuscino, salirai sul letto. E disteso con i piedi puzzolenti penzolanti oltre il bordo, ti metterai a leggere una parola alla volta, con uno sguardo fugace e immediato alla fine, come tuo solito, per ricominciare da capo. Un mezzo sorriso o una piccola lacrima appena l'avrai conclusa, decidi tu, comunque una grande emozione dentro (spero).
Ciao, ovunque io adesso sia.


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