"Mezz'ora e sono da te, traffico permettendo" scrivo dentro un sms con la mano sinistra mentre entro con pericolosa calma in autostrada, affiancato da un cane che chissà dove va, ciondolando per la corsia di accelerazione. Sembra qualcosa di assurdo e invece è la realtà pura e immancabile.
Non amo particolarmente guidare, di notte ancora meno; con la pioggia è soltanto odio. Per fortuna ci sono solamente pochi schizzi, può andare. "Non aziono nemmeno il tergicristalli", penso, e volo via a 150-160 (che non è una sottrazione) per strade che un dio ha deciso di illuminare soltanto agli svincoli, e a volte acidamente nemmeno quelli.
Arrivo nella grande città, e fermo davanti a uno dei tanti rossi mi chiedo perché bruciare un semaforo abbia conseguenze diverse, se fatto materialmente o no, seppur di materia si tratti in ogni caso: a partire da questo banale esempio sviluppo una teoria definitiva sulla dicotomia realtà-illusione, la distruggo, la ricreo e arrivato al momento di infiocchettarla ben bene di rosso per presentarla trionfante al mondo, uno stronzo suona il clacson facendomi dimenticare tutto: sputo via i nastri rossi dalla bocca e oltrepasso controvoglia un verde maturato da un bel pezzo.
Nonostante questo stasera almeno non dovrò aspettare in macchina come al solito, per cui butto dietro il libro che ormai sto finendo di leggere durante le mille attese e scendo giù con tranquillità e salgo su con l'ascensore.
"Sei pronta?"
"Sì"
bene, ci sarà da aspettare soltanto venti minuti, stavolta, ma fortunatamente non sono in macchina. Finisco il libro che, vi dirò, ho portato dietro e non buttato, ma i cani proprio non vogliono, e allora, vi dirò, non ho nemmeno terminato la lettura perché i finali sbavati non sono i miei preferiti.
"Dove mi porti?", e me lo chiede mentre si spazzola i capelli, con addosso soltanto un vestitino con dei fiorellini stampati, o almeno credo fossero dei fiori, sono troppo impegnato a fermare quella visione nel tempo, premendola bene nella mente, nonostante avessero inventato le macchine fotografiche proprio per tali bellezze.
"Possiamo andare al rifugio oppure girare per locali coi miei amici.."
"Ah beh, decidi tu, comunque fuori piove, e anche della buona."
"Ok ok, basta, tanto lo so che saresti voluta andare lì anche se ci fosse stato il sole alle undici di sera, altro che amici e locali"
Sorride, metà amaramente e metà dolcemente. Prendo la metà buona e la bacio: mi resta un po' di amaro in bocca ma basta una chewing gum.
"Ah prendi anche delle buste di plastica per le scarpe"
"Sì sì, tranquillo quella volta coi giornali mi è bastata, per fortuna non si sono accorti del fango"
Di nuovo on the road, ma in due il viaggio dura meno di quanto sia realmente, quando l'amore accellera non ce n'è per nessuno.
In poco tempo raggiungiamo la "stradina accanto la ferrovia", chiamata così perché a volte i nomi delle cose rivelano la loro pura essenza, o almeno finché ci saranno dei binari a fianco delle suddette cose.
E piove, piove, grandina: eravamo pronti al fango, non al diluvio universale (che poi, a pensarci bene, è già difficile credere a un diluvio mondiale, chiamarlo universale mi pare troppo... ma basta con le cazzate).
"E adesso che facciamo?", chiedo.
"Fermiamoci qui un attimo, aspettiamo che si calmi, poi torniamo indietro e andiamo dentro."
"E adesso che f...", vorrei richiedere.
"Io ti ho detto di fermarti di qui, adesso tocca a te pensarci."
"Boh, penserò a cosa fare, penserò di chiederti un bacio, e non appena aprirò bocca per farlo tu sarai già lì a distanza di fiato, e ci baceremo senza soluzione di continuità, o almeno sembrerà all'apparenza.
Sfiorerò i tuoi capelli come corde di un'arpa che non produce musica se non nella mente, poi infilerò una mano fredda sotto il tuo vestito e raggelerai e ti divincolerai pregandomi di toglierla, senza successo, fin quando non si sarà riscaldata grazie alle leggi della fisica, e scivolerò sopra la tua pelle fruttovellutata inebriandoci di piaceri.
Andremo dietro per comodità, e ci spoglieremo di ogni pudore.
Intanto fuori la pioggia non smetterà neanche per un secondo, tutto il cielo ci si rovescerà addosso sembrando invidioso, schiantandosi contro le lamiere dell'auto e producendo rumori assordanti che, con amore, ignoreremo, e con ansimi e sospiri copriremo. Ma il cielo non può provare invidia per due esseri umani, anzi ci proteggerà dal resto del mondo.
E alla fine di tutto piangerai e riderai, e dirai che è tutto ok, stai bene, non è niente.
Ci rivestiremo in fretta, tu più, io meno, come ormai siamo abituati a fare, andrai davanti e mi aspetterai guardando nervosa l'orologio.
Ti riaccompagnerò guidando sopra un arcobaleno appena dipinto, sbaglierò strada per stare ancora qualche minuto al tuo fianco, nonostante l'alba starà già rischiarando le strade deserte di questo angolo del mondo.
Mi darai ancora mille baci come commiato, che conserverò con cura nelle tasche e nella mente.
E parecchi mesi dopo, in un tre marzo qualunque, quando le emozioni saranno state congelate dal tempo, reinventerò tutto sotto forma di dialogo, usando presente e futuro in una favola che ha soltanto il passato, incomparabile e lontano, e che non riesco più a dimenticare, perché quando ami qualcuno una volta, una parte di te, non quantificabile, amerà quella persona per sempre".


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